Secondo appuntamento con Marco Mordente. L’ex campione della pallacanestro italiana, oggi Business Team Coach, ci parla del giusto mindset per migliorare i propri risultati.
KAIZEN
Cosa significa?

Il termine Kaizen, coniato da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria nipponica negli anni Ottanta, definisce un approccio costante e progressivo al miglioramento dei processi e dei risultati che questi determinano. 

In apparenza contrapposto al Kaizen è il Kaikaku, termine che definisce un approccio al miglioramento basato su un cambiamento radicale.

Se però consideriamo il Kaizen come un processo di ottimizzazione e miglioramento davvero continuo, ecco che possiamo comprendere anche il Kaikaku come parte organica, dettata dall’opportunità, di questo continuo processo di miglioramento.

L’esempio a cui possiamo ricorrere è la sostituzione di un gestionale all’interno di un’azienda, o l’apertura di un nuovo canale di vendita online. In entrambi i casi si tratta di eventi Kaikaku, con impatti radicali, che però per avere successo devono inserirsi in un percorso Kaizen che metta in grado l’azienda di assorbire l’evento Kaikaku e poi di cogliere al meglio le opportunità che questo innesca.

“Nel 2005 sono arrivato alla Benetton Treviso: era come giocare con il Brasile di Pelè per un calciatore di provincia, come avere l’occasione di lavorare nel Googleplex per un giovane sviluppatore italiano. Puoi assorbire da ogni ambiente e da ogni persona.”

Marco Mordente, ex capitano della Nazionale italiana di pallacanestro, oggi Inspirational Speaker, Guest Expert per Eurosport e Business Team Coach, parte dall’esperienza personale.

“Il 2005 è stato il mio anno migliore. Il preparatore atletico mi ha massacrato per buttare giù un chilo e mezzo di massa grassa, mentre il fisioterapista mi costringeva a lavorare quotidianamente su una postura sbagliata che mi creava problemi ai tendini, aiutandomi a competere meglio. E al termine della stagione abbiamo vinto il campionato italiano.”

Il fatto che per Marco l’anno più bello sia stato anche il più duro, spiega in modo semplice quello che i giapponesi chiamano Kaizen. Si tratta dell’ossessione positiva che appartiene a ogni sportivo professionista che raggiunge vette altissime e ci resta, la ricerca del miglioramento continuo che la Toyota professava per rendere le sue fabbriche super efficienti e a scarto zero.

Talento vs allenamento

“Mi viene in mente Mario Balotelli: è sopravvissuto calcisticamente per il suo straordinario talento, ma non ha ottenuto quello che poteva avere perché non ha applicato questa disciplina.

Al contrario Cristiano Ronaldo, a 36 anni, continua a giocare ad altissimi livelli perché migliora ogni giorno grazie all’ossessione positiva per le ore di sonno, l’alimentazione, il recupero da un allenamento e la cura del proprio equilibrio psicofisico.

Il Kaizen insegna che per eccellere non sempre è necessario essere i migliori: è necessario costruire e lavorare sempre e costantemente per sviluppare il proprio talento.”

 

KAIZEN
Cosa significa?

Il termine Kaizen, coniato da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell’industria nipponica negli anni Ottanta, definisce un approccio costante e progressivo al miglioramento dei processi e dei risultati che questi determinano. 

In apparenza contrapposto al Kaizen è il Kaikaku, termine che definisce un approccio al miglioramento basato su un cambiamento radicale.

Se però consideriamo il Kaizen come un processo di ottimizzazione e miglioramento davvero continuo, ecco che possiamo comprendere anche il Kaikaku come parte organica, dettata dall’opportunità, di questo continuo processo di miglioramento.

L’esempio a cui possiamo ricorrere è la sostituzione di un gestionale all’interno di un’azienda, o l’apertura di un nuovo canale di vendita online. In entrambi i casi si tratta di eventi Kaikaku, con impatti radicali, che però per avere successo devono inserirsi in un percorso Kaizen che metta in grado l’azienda di assorbire l’evento Kaikaku e poi di cogliere al meglio le opportunità che questo innesca.

Kaizen va di pari passo con un altro concetto della cultura nipponica: il Kaikaku, che vuol dire cambiamento radicale.
Marco Mordente, Team Business Coach
BUSINESS CON MORDENTE!
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Marco Mordente, campione della pallacanestro italiana, oggi Inspirational Speaker, Guest Expert per Eurosport e Business Team Coach, ci propone una serie di contenuti davvero preziosi per la gestione dei team in azienda.

 

Ecco i link utili per fare business con... Mordente!

• Marco Mordente: “Non chiamatele crisi. Sono tutte opportunità.”

• Senza squadra non c’è impresa: il valore del team e come costruirlo

• Carismatico, empatico… vulnerabile: fenomenologia di un leader

• Liberarsi dagli alibi e fare bene con quello che si ha

Kaizen e Kaikaku

“Credo sia sufficiente possedere un bonsai, per imparare il Kaizen. Tutti i giorni bisogna osservare se la pianta ha bisogno di qualcosa, controllare il livello della terra e la giusta umidità, controllare la salute delle foglie e che tutto sia in armonico equilibrio. Osservazione costante per fare piccoli miglioramenti quotidiani. Basta un momento di distrazione per perdere il risultato parziale raggiunto fino a quel giorno. 

Dico di più: ogni giorno bisogna essere determinati e pronti a fare in modo diverso ciò che abbiamo sempre fatto, se questo può determinare un miglioramento. Kaizen non è una panacea, anzi va di pari passo con un altro concetto della cultura nipponica: il Kaikaku, che vuol dire cambiamento radicale. 

Il Kaizen è l’attitudine a un’ossessione positiva. Ma se la goccia insistente della pioggerellina estiva non basta a nutrire la terra, allora è il momento di scatenare l’acquazzone, innovare in maniera violenta.”

Il valore del confronto e il ruolo dell’allenatore

“Kaikaku implica prima di tutto mettersi in discussione, uscire dalla zona di comfort, metterci in una situazione “scomoda” che ci permetta di imparare qualcosa. 

Kobe Bryant, il compianto campione americano di basket, dopo una sconfitta in una finale in NBA, fece una cosa folle e rivoluzionaria. Andò a cercare un musicista per fargli le domande utili a capire cosa Kobe e la squadra potessero migliorare.

Dal campo di gioco all’ufficio e alla fabbrica, il passo è breve. Come sul parquet, se per due o tre settimane non giochi la partita vuol dire che non stai lavorando bene, così anche in azienda se non ottieni risultati devi cambiare rotta. Ripetere le stesse azioni per ottenere effetti diversi è sbagliato. E se non basta dormire di più, mangiare meglio, allenarti più forte, allora devi cambiare mindset.

Lo si fa quotidianamente nello sport, anche grazie all’aiuto dell’allenatore. Questo è ciò che spesso manca nelle aziende, un allenatore che indichi quale strada seguire, come dosare Kaizen e Kaikaku se le cose non funzionano più.” 

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• Liberarsi dagli alibi e fare bene con quello che si ha